Wednesday, November 14th, 2007
Si diceva, utile e inutile.
Inutile, cioè non utile.
Perché fin dalla nascita t’insegnano che esistono cose utili e cose inutili.
Quelle utili servono a qualcosa, quelle inutili non servono a nulla: quindi quelle utili sono da privilegiare rispetto a quelle inutili.
Infatti, a cosa servono delle cose che non servono a nulla? Che utilità hanno delle cose inutili? Nessuna, appunto, come si diceva.
Per questo sono da evitare.
Ricordi? Te l’hanno insegnato fin da bambino che non servono.
E ciò che t’insegnano fin da bambino ha un senso, una ragion d’essere: ecco perché serve.
Come non accettare caramelle dagli sconosciuti: questo serve a qualcosa, questo è utile.
Ci siamo capiti, è semplice: ciò che è utile, serve.
Se è utile, allora serve.
Se non è utile, allora non serve.
E’ semplice, lo esprime chiaramente anche la logica del
modus tollens.
Lo si vede, è lampante, protasi e apodosi:
se P, allora Q; ma non-Q, quindi non-P.
Funziona allo stesso modo nella divinazione mesopotamica, nella logica proposizionale della scuola stoica.
E nella civiltà mesopotamica l’indovino, il
bârû, osserva meticolosamente il mondo nei suoi elementi e interpreta i presagi per divinare responsi; il presagio annuncia l’oracolo.
Il presagio
serve.
Serve a, è utile per.
A cosa serve? Per cosa è utile?
Ciò che rimane oscuro è il senso del servire; perché quella dell’utile è una categoria vuota.
Un contenitore che determina ciò che è bene e ciò che è male.
E ciò che è utile è ovviamente bene mentre ciò che non è utile, ciò che non serve è altrettanto ovviamente male.
Il nodo della questione è in questo caso quello della presunta ovvietà.
Perché nessuno ha l’ardire, l’audacia o forse la temerarietà di spiegare un’ovvietà; specialmente quando ti insegnano un’ovvietà fin da bambino.
Perché? Perché è così, è ovvio.
Lo sai già.
Te l’hanno insegnato, ricordi?
Non ti daranno spiegazione. Forse perché anche chi te l’ha insegnato non possiede una risposta adeguata.
Non aveva il coraggio di chiedere, a suo tempo. Oppure non riteneva utile porsi la domanda.
Ma è altresì vero che l’utile divide il mondo in due parti.
Da un lato i buoni, dall’altro i cattivi.
Non sai perché, però è così da sempre.
E da sempre è utile sapere chi sono i buoni e chi sono i cattivi: è superfluo dirlo, privo di originalità.
E’ ovvio.
Un circolo vizioso, corrotto e per ciò inutile, quello dell’utilità.
Categoria perversa, splendida nella propria perversione, imposta eppure accettata, subita passivamente, con indolenza.
Perché è così da sempre.
Ti hanno detto questo, te l’hanno detto.
Come l’ingiustizia, come l’ignoranza, come la prevaricazione.
Non lo sai?
Una categoria che divide, che distingue, che crea uno scarto.
Una categoria che determina una separazione.
E’ un muro intollerante che non esplica.
Intollerante e intollerabile proprio come la tolleranza, l’altra categoria che divide il mondo in due e lo devasta.
Perché tollerare non è com-prendere; perché essere tollerati significa essere sopportati.
Ed essere sopportati, guardati dall’alto, è insopportabile.
Insopportabile quanto l’utile, l’utile che non com-prende.
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on Wednesday, November 14th, 2007 at 5:50 pm and is filed under Neo logismi, Paradoxa.
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